Piove da due giorni. Questa pioggia mi incupisce. Sta per scendere la sera, fa freddo.
Sono andato nell’aia per dar da mangiare a Melampo. L’ho chiamato così, come il cane di Collodi, quello che si mette d’accordo con le faine che ruban le pollastre, quello che era già morto quando arriva Pinocchio.

Ma il mio Melampo non è furbo; è onesto e solitario. Mi fa compagnia da più di cinque anni, ormai, ma confidenza niente, né lui né io. Siamo due alpinisti che percorrono lo stesso sentiero, ciascuno col suo zaino, ogni tanto uno sguardo, una parola, ma poi zitti e via andare.
Vuole il suo spazio, vuole stare all’aperto, è la sua indole. Ha la sua bella cuccia ma non ci va, si mette lì davanti a fare la guardia a nessuno. E poi io in casa non lo fo entrare.
Lui il freddo non lo sente, è nato nel freddo, lui nella neve s’adagia comodamente. Lo presi che aveva pochi mesi da una cascina qui vicino, dove allevano pecore e capre. Ogni estate sfornano anche qualche cucciolata di maremmani, non di razza, certamente, ma, se non lo sai, non lo capisci. A loro servono per tenere a bada le bestie, e qualcuno in sovrannumero lo danno via. Un giorno del primo inverno che stava con me cadde abbondante la neve, e il bianco ristette sul cortile. Cosicché a sera mi preoccupai che non sentisse freddo, e andai a guardare; la neve bianca moltiplicava la luce della luna che sembrava giorno. Non nella cuccia e nemmeno sotto la tettoia: Melampo stava acciambellato nel bel mezzo dell’aia, imperturbabile e incurante di tutto, pure di me.
Spesso mi chiedo cosa senta. Non parlo dei rumori, ovvio, e nemmeno del fiuto; coi loro sensi non possiamo competere. Talvolta, di rado, si alza pigramente e s’incammina a passi lenti. Lo vedo che va verso un angolo del cortile, a seconda del vento. Annusa l’aria per acchiappare una scia. Poi si ferma. Resta immobile, col tartufo all'insù.
Si direbbe che socchiuda un poco gli occhi. Se si fa attenzione, si vede distintamente che muove le nari alla ricerca di molecole odorose intrappolate nella brezza di valle.
Allora mi chiedo cosa sente, quali sensazioni prova, se ricorda, se immagina. Di sicuro quand’è l’ora di mangiare lo sa. Sarebbe bello potergli parlare. E che discorsi ci faremmo noi due? Chissà, toccherebbe presentarsi. Piacere, Jacopo, gli direi io. Ma lui non risponderebbe perché già lo sa che lo so che si chiama Melampo. L’ho chiamato io così, dopotutto, e non avrebbe niente da dire, che volete che mi dica?, oh grullo, me l’hai messo tu questo nome, e me lo chiedi pure?, questo mi direbbe dall’alto della sua severa saggezza. E infatti mi viene il sospetto che sappia parlare ma non voglia. Se accadrà il miracolo, ve lo racconterò.
Intanto qui è scesa la sera e non smette di piovere. Adesso attizzo il fuoco nel camino e mi preparo la cena.
Mala tempora currunt… e mi sa che ne verranno di peggiori. Da questo blog, se ci riuscirò, cercherò di non parlarvi di attualità o di politica, state tranquilli, ce n'è già tanta, troppa, tutt’intorno. Questo è un blog vano, inconsistente, fuori luogo come me.
CONTRAPPUNTI
Giovanni è a una svolta cruciale della propria vita: dopo l’abbandono della professione e la successiva separazione dalla moglie, si trova ad affrontare un quotidiano ostico e incerto.

La relazione che ha compromesso il matrimonio fa da sfondo alla trama di ordinario insuccesso affettivo ed economico, dove prende forma un anziano personaggio, il Generale, suo vicino di casa, la cui vita è stata segnata da uno strazio inevitabile.
Giovanni si ritrova così a intrattenere un nuovo rapporto con chi, come lui, affronta la propria vita in solitudine. I due personaggi principali oscillano come onde dello stesso mare, in un continuo andirivieni. Ma il contrasto tra le due modalità con cui ciascuno affronta la propria esistenza pone interrogativi sulla nostra libertà e sulle conseguenze delle nostre decisioni.
Fino a che punto la vita di ciascuno di noi può essere distorta da eventi imprevisti, sia pur comuni al resto dell’umanità, che le si coagulano intorno fino a trasformarla in qualcosa che non ci saremmo aspettati? Fino a che punto riusciamo ad ammettere l’eventualità di poterci, senza volerlo, ritrovare scaraventati nella parodia della vita che, invece, ci piaceva immaginare?
STRADE VERSO CASA
Cinque racconti disseminati nel tempo, cinque storie dal sapore vagamente rétro, che hanno la solitudine come filo conduttore. La scrittura è snella e musicale. Disinteressatamente consigliato.

LINGUA MADRE, Maddalena Fingerle
«Sono pagine di rara potenza, un pugno allo stomaco a chi legge e insieme dimostrazione sul campo di quel potere della parola che è il tema profondo del testo».
Premio Italo Calvino

Maddalena Fingerle, Lingua Madre
Pagine: 200 Brossura
Prezzo: € 17,00
Editore: Italo Svevo
PERCHÉ L’UCRAINA
"Dobbiamo trovare il modo per porre fine a questa guerra prima che ci sia un'escalation".

Noam Chomsky, Perché l'Ucraina
Pagine: 144
Prezzo: € 12
Editore: Ponte alle Grazie
Niente altro da dire. Leggetelo.
GIULIO CESARE VANINI
Tutti conoscono Giordano Bruno, ma pochi Giulio Cesare Vanini, definito dai suoi contemporanei l'acquila degli atei.

Nacque a Taurisano, attuale provincia di Lecce, e fu messo a rogo a Tolosa il 9 febbraio 1619, a trentaquattro anni, per "ateismo, bestemmia, empietà ed altri eccessi". Poco noto, poiché la Chiesa ne ha quasi cancellato la memoria, ha segnato un punto di svolta contribuendo, con le sue opere e con la sua testimonianza, alla nascita dell'Europa laica e moderna.
Questo volume raccoglie gli eventi fondamentali della sua appassionante vicenda umana e intellettuale. Da non perdere.
HO TROPPO POCO TEMPO PER DIRE COS'È IL TEMPO

Su Edoardo Boncinelli, genetista, filosofo e accademico italiano c'è molto da dire, dato che immagino di voi i più non lo conoscano. Ma potete tranquillamente fare un giro in rete e rendervi conto che sapete tutto sui cantanti di Sanremo ma non conoscete le nostre grandi personalità. Il libro è snello e di agevole lettura: riflette sul tempo da diversi punti di vista. Consigliato.
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