Liberté, Égalité, Fraternité

Prendiamo i valori della Rivoluzione francese: dovrebbero essere scolpiti nella memoria di tutti noi, non fosse altro per il fascino stesso che l’idea della rivoluzione aveva, o avrebbe dovuto avere su noi studenti delle scuole dell’obbligo che ci apprestavamo a confrontarci con i grandi eventi della storia contemporanea, a immaginare le terribili ghigliottine e, come in una sanguinosa fiaba, finanche la carcerazione e la decapitazione del re e della regina.

Eugène Delacroix, La Libertà che guida il popolo

Dovremmo ricordare senza alcuno sforzo la cadenza ritmata delle tre parole contenute in un’unica frase: Liberté, Égalité, Fraternité, tre valori che rappresentano la più alta, o forse solo la più recente, conquista dell’illuminismo. Ma le conquiste sociali, civili, culturali hanno bisogno di continua linfa, anzi, direi, di un fiume impetuoso costantemente in piena che alimenti le fabbriche e i mulini del benessere collettivo e del progresso intellettuale, politico, economico, scientifico, artistico.

Il sonno della ragione genera mostri, tratteggiò Francisco Goya con efficace tempismo. I milioni (e ripeto: i milioni) di morti dei secoli successivi sciaguratamente dimostrano che questo non sia un semplice motto, un modo di dire, ma un assioma talmente potente che è sufficiente allentare solo un poco quella attenzione che dovremmo noi tutti avere sulle questioni sociali per accorgerci che dagli anfratti lasciati incustoditi sgorgano bestie violente e terribili che pervadono gli spazi del nostro quotidiano. Dovremmo vigilare e ricacciare indietro queste feroci e sanguinarie chimere, ma invece quello che accade intorno a noi dimostra che così non è. Dalle topaie sbucano gli esseri più viscidi e schifosi, e si mescolano tra la gente, ne assumono le fattezze, si camuffano adattandosi a svolgere compiti o mestieri di qualunque fatta pur di non essere scoperti, si trasformano in politici, giornalisti, imprenditori, violenti giovincelli, generali dell’esercito, finanche paranoici tifosi sportivi o conduttori televisivi. Costoro in nome di quella travisata libertà si arrogano il diritto di dire o, peggio, fare le più miserande schifezze. Tutto vale: la parola di questo contro la parola di quello. E allora senza quel senso critico, che ai più difetta perché, come già abbiamo detto, sono addormentati, è necessario non solo suonare la sveglia con mille trombe, ma mostrare dove si nasconde l’inganno. Non serve a nulla parlare dei tre principi della Rivoluzione se poi risultano confusi in un grande minestrone, in una grande zuppa nella quale non si riconosce più la carota dalla zucchina, la melanzana dalla patata, nella quale tutto ha il medesimo sapore, il giusto sfumando nel fallace e quindi nell’errore.

Allora proviamo a definire in negativo i tre principi per scoprire se questo nuovo punto di vista, per contrasto, può restituirci una immagine più evidente.

Né libertà, né uguaglianza e nemmeno fraternità.

Espressioni del tipo: “il figlio del falegname deve fare il falegname” negano il principio della libertà, sancito dalla Costituzione, di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta una qualunque attività utile alla società. L’utilizzo di quel verbo servile, invece, per contro sottolinea l’impossibilità di altra scelta: se tuo padre faceva il falegname, tu non puoi sognare di fare il medico o l’avvocato. Tanto più che, noterete anche voi, per portare un figlio ad alti livelli di specializzazione non è sufficiente che sia dotato in partenza di un buon cervello e di una buona educazione, ma occorrono tanti soldi per pagare le tasse delle migliori università e per mantenerlo agli studi in grandi città dove un metro quadrato in affitto costa quanto una notte in un hotel di place Vendôme. Negare la libertà significa negare diritti come, ad esempio, il diritto di cronaca, di critica o di satira, allorquando un autore viene querelato per aver ironizzato su una infelice uscita di questo o quel politico; prima erano tutti Charlie, adesso nessuno tocchi Arianna. Negare la libertà significa anche negare il diritto a manifestare se si minaccia il carcere a chi colora luoghi pubblici con vernici lavabili per portare alla ribalta problemi ben più seri, quale il peggioramento climatico.

La nostra Costituzione, poi, prescrive che la salute debba essere tutelata come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Questo è un potentissimo principio che riflette la fraternità e soprattutto la solidarietà all’interno della società. Adesso, se per un esame diagnostico bisogna pagare al fine di evitare di attendere lunghi e pericolosi mesi di una potenziale malattia, o se per accedere al Pronto Soccorso, che per definizione deve essere “pronto”, cioè immediato per colui che in quel momento è sofferente, bisogna pagare centoquarantanove euro, vuol dire che il triage non dipende più dal tuo quadro clinico ma dal tuo conto in banca.

Ecco: negare questi tre principi, che di fatto ha come conseguenza negare anche la nostra Costituzione, ha un solo nome: fascismo.

VETRINA

In questa sezione vengono ospitate pagine, oggetti, persone e in generale tutte le cose che mi piacciono, come dicono gli arroganti “a mio insindacabile giudizio”.

DA LEGGERE

CONTRAPPUNTI
Giovanni è a una svolta cruciale della propria vita: dopo l’abbandono della professione e la successiva separazione dalla moglie, si trova ad affrontare un quotidiano ostico e incerto.

La relazione che ha compromesso il matrimonio fa da sfondo alla trama di ordinario insuccesso affettivo ed economico, dove prende forma un anziano personaggio, il Generale, suo vicino di casa, la cui vita è stata segnata da uno strazio inevitabile.
Giovanni si ritrova così a intrattenere un nuovo rapporto con chi, come lui, affronta la propria vita in solitudine. I due personaggi principali oscillano come onde dello stesso mare, in un continuo andirivieni. Ma il contrasto tra le due modalità con cui ciascuno affronta la propria esistenza pone interrogativi sulla nostra libertà e sulle conseguenze delle nostre decisioni.
Fino a che punto la vita di ciascuno di noi può essere distorta da eventi imprevisti, sia pur comuni al resto dell’umanità, che le si coagulano intorno fino a trasformarla in qualcosa che non ci saremmo aspettati? Fino a che punto riusciamo ad ammettere l’eventualità di poterci, senza volerlo, ritrovare scaraventati nella parodia della vita che, invece, ci piaceva immaginare?

STRADE VERSO CASA
Cinque racconti disseminati nel tempo, cinque storie dal sapore vagamente rétro, che hanno la solitudine come filo conduttore. La scrittura è snella e musicale. Disinteressatamente consigliato.

COMPRA DA FELTRINELLI

LINGUA MADRE, Maddalena Fingerle

«Sono pagine di rara potenza, un pugno allo stomaco a chi legge e insieme dimostrazione sul campo di quel potere della parola che è il tema profondo del testo».
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PERCHÉ L’UCRAINA
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GIULIO CESARE VANINI
Tutti conoscono Giordano Bruno, ma pochi Giulio Cesare Vanini, definito dai suoi contemporanei l'acquila degli atei.

Nacque a Taurisano, attuale provincia di Lecce, e fu messo a rogo a Tolosa il 9 febbraio 1619, a trentaquattro anni, per "ateismo, bestemmia, empietà ed altri eccessi". Poco noto, poiché la Chiesa ne ha quasi cancellato la memoria, ha segnato un punto di svolta contribuendo, con le sue opere e con la sua testimonianza, alla nascita dell'Europa laica e moderna.
Questo volume raccoglie gli eventi fondamentali della sua appassionante vicenda umana e intellettuale. Da non perdere.

HO TROPPO POCO TEMPO PER DIRE COS'È IL TEMPO

Su Edoardo Boncinelli, genetista, filosofo e accademico italiano c'è molto da dire, dato che immagino di voi i più non lo conoscano. Ma potete tranquillamente fare un giro in rete e rendervi conto che sapete tutto sui cantanti di Sanremo ma non conoscete le nostre grandi personalità. Il libro è snello e di agevole lettura: riflette sul tempo da diversi punti di vista. Consigliato.