Ieri sera, dopo cena, è venuto Duccio con una bottiglia buona. “T’ha lasciato la tu’ moglie?” gli ho chiesto io. “Ancora no. Prendi due bicchieri” mi ha risposto sorridendo. Ci siamo seduti vicino al camino, ha stappato e ha versato il vino, riempiendo i calici a metà. Subito mi ha detto “Spegni la luce grande”, e io ho obbedito. Ho messo un altro ciocco; le fiamme arrossavano tutt’intorno. La legna, incendiandosi, scoppiettava. Abbiamo assaggiato come ad un rito, e si sentiva soltanto il crepitio del fuoco.

Duccio è un professore in pensione, ha qualche anno meno di me, una bella moglie e figli e nipoti che lo vengono a trovare. Di tanto in tanto, alle feste, per esempio, o in taluni finesettimana, si allontanano e mancano per qualche giorno. È l’unica anima viva che entra in casa mia poiché, come sapete, neanche Melampo varca la soglia. Allora mi sento in diritto di dire che Duccio è mio amico. Si chiacchiera del più e del meno, a seconda di come ci va. Non viene sempre, magari viene un giorno e poi il giorno appresso, come se s’era lasciato in sospeso qualcosa; poi può essere che passi una settimana o più senza vedersi, ma quando viene mi fa piacere stare in sua compagnia.
Appoggiato allo schienale della poltrona, col bicchiere in mano, mi chiedevo chi di noi due avrebbe per primo attaccato bottone.
Avevamo finito il primo bicchiere; mi alzai, misi sul tagliere dei pezzi di caprino per accompagnare il sangiovese e mi sedetti nuovamente.
Mi stavo abituando al silenzio quando Duccio mi chiese: “sei felice?”. Lo guardai per un istante e risposi convintamente di sì. Però dopo ci ripensai. Che cos’è la felicità? Prima di tutto dovremmo definirla. Allora facciamo così, togliamoci ogni dubbio e diciamo prima di tutto quello che non è. Certamente non è la tristezza, ma non è nemmeno la gioia. La felicità contiene entrambe queste sensazioni ma non è né l’una né l’altra.
Dunque, direte voi, secondo questo ragionamento si potrebbe essere felici e allegri. Ma anche felici e tristi, vero? Io dico di sì, e mi spiego con un esempio. Quando il mio unico figlio diventò ingegnere io ero felice. Per me, in quel momento, la felicità era la gioia per il traguardo che lui aveva raggiunto. Sorridevo sempre e canticchiavo in casa. Lui inviava il curriculum per cercare impiego e subito lo trovò. Dovette trasferirsi, prima a Torino e poi all’estero, dove sta tutt’ora. Era raggiante per questa esperienza, per il lavoro che desiderava, un ottimo posto manageriale ben retribuito, così giovane, poi. Potevo non essere felice? Certo che lo ero! Ma ero anche triste perché partiva, e chissà ogni quanto ci saremmo visti. Provavo gioia e tristezza insieme, ma ero felice. Lo accompagnammo all’aeroporto e, dopo che l’aereo partì, io e mia moglie ci abbracciammo e ci abbandonammo alle lacrime. Ma eravamo felici per lui.
La felicità, come tutto nella nostra vita, è duale.
Siamo fatti di piccolissimi corpuscoli di materia e di energia. Questi frammenti che compongono la materia cosa sono? Sono particelle o sono onde? Un elettrone, per dire, è sia particella sia onda. Dev’essere ben chiaro, non è alternativamente onda o particella, è contemporaneamente entrambe le cose. Può comportarsi in uno dei due modi, ma li contiene entrambi in sé.
Così la felicità: è sia gioia, sia tristezza. Insieme, le contiene entrambe.
Questo mi ha spiegato Duccio, ieri sera, che è pensionato e faceva il professore di fisica. E dunque io non ho scampo, devo essere per forza felice.
E se mi sentirò triste, aspetterò l’allegria del prossimo bicchiere di vino.
CONTRAPPUNTI
Giovanni è a una svolta cruciale della propria vita: dopo l’abbandono della professione e la successiva separazione dalla moglie, si trova ad affrontare un quotidiano ostico e incerto.

La relazione che ha compromesso il matrimonio fa da sfondo alla trama di ordinario insuccesso affettivo ed economico, dove prende forma un anziano personaggio, il Generale, suo vicino di casa, la cui vita è stata segnata da uno strazio inevitabile.
Giovanni si ritrova così a intrattenere un nuovo rapporto con chi, come lui, affronta la propria vita in solitudine. I due personaggi principali oscillano come onde dello stesso mare, in un continuo andirivieni. Ma il contrasto tra le due modalità con cui ciascuno affronta la propria esistenza pone interrogativi sulla nostra libertà e sulle conseguenze delle nostre decisioni.
Fino a che punto la vita di ciascuno di noi può essere distorta da eventi imprevisti, sia pur comuni al resto dell’umanità, che le si coagulano intorno fino a trasformarla in qualcosa che non ci saremmo aspettati? Fino a che punto riusciamo ad ammettere l’eventualità di poterci, senza volerlo, ritrovare scaraventati nella parodia della vita che, invece, ci piaceva immaginare?
STRADE VERSO CASA
Cinque racconti disseminati nel tempo, cinque storie dal sapore vagamente rétro, che hanno la solitudine come filo conduttore. La scrittura è snella e musicale. Disinteressatamente consigliato.

LINGUA MADRE, Maddalena Fingerle
«Sono pagine di rara potenza, un pugno allo stomaco a chi legge e insieme dimostrazione sul campo di quel potere della parola che è il tema profondo del testo».
Premio Italo Calvino

Maddalena Fingerle, Lingua Madre
Pagine: 200 Brossura
Prezzo: € 17,00
Editore: Italo Svevo
PERCHÉ L’UCRAINA
"Dobbiamo trovare il modo per porre fine a questa guerra prima che ci sia un'escalation".

Noam Chomsky, Perché l'Ucraina
Pagine: 144
Prezzo: € 12
Editore: Ponte alle Grazie
Niente altro da dire. Leggetelo.
GIULIO CESARE VANINI
Tutti conoscono Giordano Bruno, ma pochi Giulio Cesare Vanini, definito dai suoi contemporanei l'acquila degli atei.

Nacque a Taurisano, attuale provincia di Lecce, e fu messo a rogo a Tolosa il 9 febbraio 1619, a trentaquattro anni, per "ateismo, bestemmia, empietà ed altri eccessi". Poco noto, poiché la Chiesa ne ha quasi cancellato la memoria, ha segnato un punto di svolta contribuendo, con le sue opere e con la sua testimonianza, alla nascita dell'Europa laica e moderna.
Questo volume raccoglie gli eventi fondamentali della sua appassionante vicenda umana e intellettuale. Da non perdere.
HO TROPPO POCO TEMPO PER DIRE COS'È IL TEMPO

Su Edoardo Boncinelli, genetista, filosofo e accademico italiano c'è molto da dire, dato che immagino di voi i più non lo conoscano. Ma potete tranquillamente fare un giro in rete e rendervi conto che sapete tutto sui cantanti di Sanremo ma non conoscete le nostre grandi personalità. Il libro è snello e di agevole lettura: riflette sul tempo da diversi punti di vista. Consigliato.
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