Devo ammettere che ci penso.
In realtà non è un vero pensarci, come si potrebbe credere: non è che mi metta seduto, diciamo in poltrona, e mi dica: “adesso ci penso”. No, non è proprio così. Vengono su da soli i pensieri, in maniera casuale, come talune verdure in un pentolone di brodo che ribolle sul fuoco: vengono su, si fermano un attimo ma subito scompaiono nella turbolenza opaca del liquido. Talvolta, però, càpita di sollevare il coperchio nell’attimo esatto in cui, ad esempio, una sbiadita costa di sedano viene a galla. Allora non è che tu lo fai apposta a pensare al sedano, ma è lui, voglio dire il pensiero, che si affaccia in superficie portandosi dietro tutto quello che per te significa.

Intendiamoci, lo dico per i più curiosi, non sto preparando il brodo ma lo stufato, magari prossimamente vi do la ricetta.
Quindi, dicevo, pensavo alla mi’ moglie: che sono vedovo ve l’avevo già detto, son quasi sei anni. Non è che oggi sia una ricorrenza particolare, chessò, una qualche data da ricordare: niente di ciò, m’è venuta in mente e basta. Un po’ mi sono intristito, lo capirete anche voi che è normale. Mi è venuta in mente bella com’era, e allora mi son ritrovato un sorriso sul volto. E, per impedire che m'uscisse una lacrima, ho guardato fuori dalla finestra: Melampo, serafico, acciambellato nel mezzo del cortile, muoveva appena prima un orecchio e poi l’altro per raccogliere i suoni che gli giravano d’intorno. Mi son passato le dita sugli occhi ma il sorriso non andava via: era bella, sì.
Una sera, con Duccio, venne fuori un discorso. Un discorso frivolo, da grulli, se vogliamo; non so nemmeno come partì, complice il vino certamente, ma Duccio considerò, a un certo punto, che le ragazze oggi sono tutte belle, che davvero non ce ne son più di quelle, come ai nostri tempi, con cui non ci uscivi nemmeno se ti pagavano. Be’, dissi io, se li guardi da un punto di vista “artistico” anche i ragazzi son tutti belli. Vero, rispose, sarà perché da piccoli oramai sono tutti ben pasciuti e curati.
E il discorso andò avanti sulla riflessione che oggi le persone vogliono apparire sempre più belle, almeno nella loro testa, e allora, anche in base all'ampiezza delle proprie tasche, si deformano, si sformano, si riempiono di silicone e botulino, si gonfiano labbra e zigomi, si alzano tette e culi, si levigano occhi e fronte, si rifanno nasi e orecchie. Chi ha paura del bisturi, chi non ha l'ardire, o chi ha pochi soldi si fa tatuaggi o si trapassa con chiodi e viti sopracciglia e ombelichi, operazioni che - secondo tanti ma per fortuna non tutti - trasformano immediatamente il suo portatore in uno strepitoso oggetto di desiderio sessuale, da banana lessa che invece era fino a un attimo prima. Di questo, con leggerezza, magari anche sbagliando, che nessuno ha la verità in tasca, si parlava con Duccio, tra un sorso di sangiovese e due risate.
Io dico che la bellezza risiede nell'essenza stessa delle persone. Ci si può adornare, certo: l'umanità lo ha sempre fatto. Bisogna però sapersi misurare e non superare quel limite oltre il quale si sfocia nel ridicolo. Conobbi mia moglie e, pur essendo io giovane con l’ardore che mi scorreva assieme al sangue, non mi innamorai subito di quella ragazza che poi sposai. Giorno dopo giorno imparai a capire quanto lei veramente fosse bella per me. Mi sorprese la voce, innanzi tutto: il tono morbido, il timbro flautato, l’estensione delle parole che volavano come musica su e giù per un pentagramma. E poi il suo sorriso, mai eccessivo, ma sempre luminoso; l’emozione contenuta anche nella contrarietà.
La bellezza sta nei modi delicati di muoversi, nella grazia misurata dei gesti, nella gentilezza dei movimenti tondi e senza sforzo, leggiadri atleti che nell’eleganza degli esercizi nascondono la fatica dei muscoli. La bellezza sta nella sobrietà delle vesti e nel gusto degli abbinamenti, sta nella maniera di discorrere con chiunque, anche con chi non sa nemmeno parlare. La bellezza sta persino nel saper sbagliare e sapersi correggere, come un artista che, mettendo i colori sulla tela, ne migliora l’abbozzo.
Di questa bellezza avremmo tutti bisogno.
CONTRAPPUNTI
Giovanni è a una svolta cruciale della propria vita: dopo l’abbandono della professione e la successiva separazione dalla moglie, si trova ad affrontare un quotidiano ostico e incerto.

La relazione che ha compromesso il matrimonio fa da sfondo alla trama di ordinario insuccesso affettivo ed economico, dove prende forma un anziano personaggio, il Generale, suo vicino di casa, la cui vita è stata segnata da uno strazio inevitabile.
Giovanni si ritrova così a intrattenere un nuovo rapporto con chi, come lui, affronta la propria vita in solitudine. I due personaggi principali oscillano come onde dello stesso mare, in un continuo andirivieni. Ma il contrasto tra le due modalità con cui ciascuno affronta la propria esistenza pone interrogativi sulla nostra libertà e sulle conseguenze delle nostre decisioni.
Fino a che punto la vita di ciascuno di noi può essere distorta da eventi imprevisti, sia pur comuni al resto dell’umanità, che le si coagulano intorno fino a trasformarla in qualcosa che non ci saremmo aspettati? Fino a che punto riusciamo ad ammettere l’eventualità di poterci, senza volerlo, ritrovare scaraventati nella parodia della vita che, invece, ci piaceva immaginare?
STRADE VERSO CASA
Cinque racconti disseminati nel tempo, cinque storie dal sapore vagamente rétro, che hanno la solitudine come filo conduttore. La scrittura è snella e musicale. Disinteressatamente consigliato.

LINGUA MADRE, Maddalena Fingerle
«Sono pagine di rara potenza, un pugno allo stomaco a chi legge e insieme dimostrazione sul campo di quel potere della parola che è il tema profondo del testo».
Premio Italo Calvino

Maddalena Fingerle, Lingua Madre
Pagine: 200 Brossura
Prezzo: € 17,00
Editore: Italo Svevo
PERCHÉ L’UCRAINA
"Dobbiamo trovare il modo per porre fine a questa guerra prima che ci sia un'escalation".

Noam Chomsky, Perché l'Ucraina
Pagine: 144
Prezzo: € 12
Editore: Ponte alle Grazie
Niente altro da dire. Leggetelo.
GIULIO CESARE VANINI
Tutti conoscono Giordano Bruno, ma pochi Giulio Cesare Vanini, definito dai suoi contemporanei l'acquila degli atei.

Nacque a Taurisano, attuale provincia di Lecce, e fu messo a rogo a Tolosa il 9 febbraio 1619, a trentaquattro anni, per "ateismo, bestemmia, empietà ed altri eccessi". Poco noto, poiché la Chiesa ne ha quasi cancellato la memoria, ha segnato un punto di svolta contribuendo, con le sue opere e con la sua testimonianza, alla nascita dell'Europa laica e moderna.
Questo volume raccoglie gli eventi fondamentali della sua appassionante vicenda umana e intellettuale. Da non perdere.
HO TROPPO POCO TEMPO PER DIRE COS'È IL TEMPO

Su Edoardo Boncinelli, genetista, filosofo e accademico italiano c'è molto da dire, dato che immagino di voi i più non lo conoscano. Ma potete tranquillamente fare un giro in rete e rendervi conto che sapete tutto sui cantanti di Sanremo ma non conoscete le nostre grandi personalità. Il libro è snello e di agevole lettura: riflette sul tempo da diversi punti di vista. Consigliato.
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