(Ospito il bell'articolo di un amico)
Con le nostre gambe, lentamente, continuiamo a rinchiuderci nel carcere.
Ogni inizio di autunno, molti anni fa, i ragazzi, in piazza Cesare Battisti, dietro l'Università, improvvisavano il mercatino dei libri usati. C'era aria di festa prima che ricominciasse la scuola, si ritrovavano i compagni di classe dell'anno prima, si raccontavano le vacanze, si facevano nuove conoscenze. E a sera ci si trasferiva dalla parte opposta, davanti all'Ateneo, dove le luci dei lampioni erano più che sufficienti per parlare, fumare una sigaretta o bere una birra, suonare la chitarra e cantare Rimmel e La locomotiva. Si compravano le patatine fritte dall'unico treruote che le vendeva: arrivava al tramonto e andava via quando le aveva finite. Talvolta, sì, tra amici ci si passava anche lo spinello. Gli innamorati si scambiavano lunghi baci, rifugiandosi sulle panchine più in ombra. Parlavamo anche di politica, cioè di Berlinguer, del rapimento di Moro, delle lotte operaie, di Giorgiana Masi e della stazione di Bologna.

BARI, PIAZZA CESARE BATTISTI OGGI.
Poi, un giorno, camionette di polizia e carabinieri, forti delle leggi speciali appena approvate dal Parlamento, iniziarono a presidiare gli angoli, a fare controlli che, per chi, come quasi tutti noi, ha più o meno sempre vissuto nel perbenismo familiare, erano esperienze devastanti.
Gioivano i conformisti e i piccolo-borghesi che vedevano in noi un potenziale pericolo, capelloni e comunisti favorevoli alla libertà di abortire, ai diritti delle donne e degli operai, e contrari alle dittature, a Pinochet, alla Nato, alle guerre.
Con il passare degli anni cresce la paura. Ci hanno via via insegnato a temere chi è diverso: prima i meridionali (quegli stessi che prima volevano dividere l'Italia in due, adesso vogliono unirla col ponte sullo Stretto), poi i drogati, i mendicanti, gli immigrati…
I luoghi pubblici sono diventati sempre più controllati, e potremmo essere parzialmente favorevoli se, magari, venissero sorvegliati con delle discrete telecamere e le riprese utilizzabili solo su mandato del giudice e per fatti gravi. Abbiamo ripetutamente chiesto che gli agenti delle Forze dell'Ordine indossassero videocamere (le cosiddette bodycam) per registrare l'attività operativa: il recente Decreto Sicurezza ne consente l'utilizzo. Attenzione: "consente", non "obbliga". L'utilizzo da parte delle Forze di polizia diventa quindi una facoltà, utilizzabile a piacimento. Ditemi voi, in quali circostanze verranno usate le registrazioni: quando un ragazzo è stato malmenato o quando un agente è stato aggredito?
Proseguendo su questa strada, adesso, con la scusa della sicurezza, non sia mai che un disgraziato si addormenti sull'erba della piazza (anzi non c'è più nemmeno l'erba, hanno lastricato tutto che nemmeno la pioggia sa più dove scorrere), adesso, dicevo, pian piano i posti pubblici sono trasformati in cortili delle carceri. Tutti saremo bene in vista e potremo essere identificati. Le piazze sono illuminate a giorno: se sgarri, le guardie vengono a prenderti.
E devo dire che i sostenitori di questa schifezza hanno persino il coraggio di trovare bella questa orrenda azzurrognola luce "che ha sostituito il buio cimiteriale". Ma c'è di più: viene fatto appello al sindaco, alla giunta, ai consiglieri, alla presidente del municipio "affinché si valuti questa possibilità o soluzioni similari che possano sortire lo stesso splendido e rassicurante risultato". Lo stesso splendido e rassicurante risultato, mica cazzi, avete capito?
Questi apologeti del conformismo autoritario, questi paladini della sottrazione dei diritti sono talmente impregnati della dittatura latente che non si rendono nemmeno conto di cadere lentamente in un inferno dal quale, anche ammesso di uscirne, per via di questa luce di merda non si potranno nemmeno più vedere le stelle.
CONTRAPPUNTI
Giovanni è a una svolta cruciale della propria vita: dopo l’abbandono della professione e la successiva separazione dalla moglie, si trova ad affrontare un quotidiano ostico e incerto.

La relazione che ha compromesso il matrimonio fa da sfondo alla trama di ordinario insuccesso affettivo ed economico, dove prende forma un anziano personaggio, il Generale, suo vicino di casa, la cui vita è stata segnata da uno strazio inevitabile.
Giovanni si ritrova così a intrattenere un nuovo rapporto con chi, come lui, affronta la propria vita in solitudine. I due personaggi principali oscillano come onde dello stesso mare, in un continuo andirivieni. Ma il contrasto tra le due modalità con cui ciascuno affronta la propria esistenza pone interrogativi sulla nostra libertà e sulle conseguenze delle nostre decisioni.
Fino a che punto la vita di ciascuno di noi può essere distorta da eventi imprevisti, sia pur comuni al resto dell’umanità, che le si coagulano intorno fino a trasformarla in qualcosa che non ci saremmo aspettati? Fino a che punto riusciamo ad ammettere l’eventualità di poterci, senza volerlo, ritrovare scaraventati nella parodia della vita che, invece, ci piaceva immaginare?
STRADE VERSO CASA
Cinque racconti disseminati nel tempo, cinque storie dal sapore vagamente rétro, che hanno la solitudine come filo conduttore. La scrittura è snella e musicale. Disinteressatamente consigliato.

LINGUA MADRE, Maddalena Fingerle
«Sono pagine di rara potenza, un pugno allo stomaco a chi legge e insieme dimostrazione sul campo di quel potere della parola che è il tema profondo del testo».
Premio Italo Calvino

Maddalena Fingerle, Lingua Madre
Pagine: 200 Brossura
Prezzo: € 17,00
Editore: Italo Svevo
PERCHÉ L’UCRAINA
"Dobbiamo trovare il modo per porre fine a questa guerra prima che ci sia un'escalation".

Noam Chomsky, Perché l'Ucraina
Pagine: 144
Prezzo: € 12
Editore: Ponte alle Grazie
Niente altro da dire. Leggetelo.
GIULIO CESARE VANINI
Tutti conoscono Giordano Bruno, ma pochi Giulio Cesare Vanini, definito dai suoi contemporanei l'acquila degli atei.

Nacque a Taurisano, attuale provincia di Lecce, e fu messo a rogo a Tolosa il 9 febbraio 1619, a trentaquattro anni, per "ateismo, bestemmia, empietà ed altri eccessi". Poco noto, poiché la Chiesa ne ha quasi cancellato la memoria, ha segnato un punto di svolta contribuendo, con le sue opere e con la sua testimonianza, alla nascita dell'Europa laica e moderna.
Questo volume raccoglie gli eventi fondamentali della sua appassionante vicenda umana e intellettuale. Da non perdere.
HO TROPPO POCO TEMPO PER DIRE COS'È IL TEMPO

Su Edoardo Boncinelli, genetista, filosofo e accademico italiano c'è molto da dire, dato che immagino di voi i più non lo conoscano. Ma potete tranquillamente fare un giro in rete e rendervi conto che sapete tutto sui cantanti di Sanremo ma non conoscete le nostre grandi personalità. Il libro è snello e di agevole lettura: riflette sul tempo da diversi punti di vista. Consigliato.
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